Autodichia, l’incredibile mondo parallelo delle Camere

Autodichia, l’incredibile mondo parallelo delle Camere Immaginate un’istituzione in cui le cause dei dipendenti contro l’amministrazione non sono decise dai tribunali, ma da persone interne all’istituzione stessa; in cui contratti precari altrove non più leciti continuano a essere tollerati; in cui un gruppo ristretto di persone decide se una legge, dettata per tutti, dev’essere o meno applicata all’interno di quell’istituzione; in cui le spese non vengono controllate da un soggetto esterno. Non è una trama partorita da un romanziere: si parla del Parlamento italiano. Quello di Camera e Senato, visto con occhi attenti, sembra davvero un mondo parallelo, in cui molte cose sono del tutto logiche, ma altre sono cose incredibili e non (più) giustificabili. Alla base di tutto c’è l’istituto dell’autodichia, la potestà che consente alle Camere – come ad altri organi costituzionali – di far giudicare le cause che le oppongono ai loro dipendenti a giudici individuati al proprio interno. Lo stesso principio, però, col tempo ha generato anche l’autocrinìa, per cui Camera e Senato decidono in autonomia quali regole applicare al loro interno, dai contratti dei collaboratori agli appalti, fino alla decisione sugli ingressi nei Palazzi. L’argomento è complesso e ricco di risvolti: a farci da guida è Irene Testa, giornalista e membro della... View Article